Susy Manzo

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giochi di ruolo

siate affamati.
siate folli.
Giochi di ruolo
Il ruolo di genere nel gioco del bambino

Progetto artistico di Susy Manzo



Presentazione progetto

Il ruolo di genere è l’elemento guida di “giochi di ruolo”, progetto artistico ideato nel 2012, a seguito di una attenta indagine e riflessione sui messaggi stereotipati racchiusi nelle filastrocche, nei canti popolari e nei giochi rivolti ai bambini.

Attualmente la nostra società regge ancora un atteggiamento di difesa e protezione nei confronti di una educazione “impostata” sul ruolo di genere, sottovalutando le diverse complicazioni che possono scatenarsi nell’individuo che ha acquisito, durante il periodo dell’infanzia, una serie di preconcetti legati alla differenziazione del ruolo maschile/femminile.

A fronte dell’indubbia responsabilità del gioco, in quanto è esattamente attraverso l’attività ludica che il bambino sviluppa le proprie potenzialità affettive, intellettive e relazionali, si può asserire che il “gioco”, fondamentale per la crescita del bambino, ha come finalità la formazione della sua intera personalità.

Occorre valutare tuttavia che un’attività ludica, se proposta con una impostazione stereotipata, imprime nello sviluppo cognitivo del bambino una visione infrangibile del ruolo di genere, determinando un atteggiamento discriminatorio e di disagio nelle relazioni con il sesso opposto.

Dall’analisi dei testi di alcune tra le più popolari filastrocche e canzoni che appartengono alla nostra cultura, emerge un forte e deciso pensiero di distinzione dei ruoli maschile/femminile:
… dipendenza, sottomissione, fragilità appartengono al ruolo femminile.
… indipendenza, ribellione, forza appartengono al ruolo maschile.

Proponimento del progetto giochi di ruolo, è la pianificazione di una mostra d’arte contemporanea itinerante, che abbia come fine la possibilità di avvicinare il pubblico al delicato tema in oggetto.
Le opere realizzate, oltre cinquanta pezzi, tra dipinti ad olio, sculture in argilla e disegni, rappresentano il mondo dell’infanzia e del gioco. La delicatezza quasi fiabesca dei manufatti, rivela in realtà, una forte e coraggiosa denuncia di quello che è solo un apparente e illusorio stato di equilibrio.



Finalità e obiettivi

Considerata l’attuale persistenza di accanimento culturale ai ruoli maschile e femminile, il progetto “giochi di ruolo” si pone come finalità una serie di obiettivi da raggiungere:

- Sensibilizzare l’opinione pubblica alla riflessione e alla necessità di un’azione svincolante da ogni differenza di genere nel rispetto dell’individuo.
- Riflettere sulla diversità, il disagio e discriminazione.
- Educare a una cittadinanza di genere.
- Sostenere una cultura non discriminatoria.

Preso atto della stretta correlazione sociologica, psicologica ed educativa con il tema del progetto, sarà di fondamentale importanza pianificare, un incontro/dibattito con operatori specializzati (sociologi, psicologi, educatori, associazioni non profit che operano in difesa del diritto dell’individuo) per approfondire e meglio esplicare, in sede espositiva, l’aspetto sociologico/culturale delle problematiche in oggetto.
L’invito all’osservazione del progetto, sarà volto con particolare attenzione alle scolaresche e ai docenti.



Statement

Quale ruolo ha il gioco, nella differenza di genere?
E quanto è determinante questo ruolo, nello sviluppo del bambino?

Ho ascoltato ripetutamente quelle filastrocche, apparentemente giocose, ritmiche e gradevoli foneticamente, canticchiate da tutti i bambini.

Il messaggio è arrivato chiaro, la ”differenza” senza alcuna esitazione si impone al bambino.

Eppure sappiamo bene che alla nascita il maschio e la femmina si differenziano solo biologicamente.

Perché allora imporre un modello? Perché differenziare il ruolo?

La nostra cultura ci vuole stereotipati, nettamente distinti in modelli femminili e modelli maschili. Il bambino apprende, fin da piccolo, che deve appartenere ad un ruolo: al maschio vengono concessi “giochi” da maschio, e alle femmine “giochi” da femmine. Poco importa se un bambino adora la danza o giocare con le bambole, e poco importa se una bambina ama il gioco del calcio o delle macchinine. Differenziate da colori (rosa o azzurro) o da immagini di “bambini” o “bambine”, le confezioni dei giocattoli precludono la libera scelta, obbligando psicologicamente all’acquisto di uno o dell’altro gioco solo in relazione al genere che gli è stato assegnato.

E poco importa ancora se, una volta adulti, questi bambini si scontreranno con una realtà che non li rappresenta, poco importa se si accorgeranno che lavare i piatti non lo fanno solo le mamme e che i papà non restano sempre seduti sulla poltrona a leggere il giornale… Però, loro, i bambini, questo lo hanno scoperto solo da “grandi”.

Diverso era quanto apprendevano dai libri, quei libri per bambini in età prescolare, ricchi di immagini, (anche queste, apparentemente delicate e giocose...) dove, mamma orsacchiotta, indossava un buffo grembiule da cucina, e papà orsacchiotto, seduto beatamente sul divano, guardava la televisione.

Ascoltando quelle filastrocche, ripensando a quei libri e a quei giochi, ho voluto realizzare delle opere che, anch’esse apparentemente delicate e collocate in un ambito fiabesco, potessero esprimere la forza e la durezza della mia visione…

La diversità, il disagio, l’illusione, la rassegnazione, dominano nelle tele, nei disegni e nelle sculture.

Diverso è chi ha i capelli rossi…
Illuso è chi ama un principe che non esiste
Rassegnato è chi è legato ad una catena

Il disagio è ovunque, nascosto, celato. Però esiste.
Il disagio nasce se non appartieni a quel determinato ruolo.
Sei diverso e fai paura.
E hai paura.

Facile diventa il pensiero omofobo, l’istinto femminicida, se non si riconosce la diversità.
Facile la depressione ed il panico se non ci si allontana da schemi stereotipati.



  Progetto

 
Catalogo Opere



 
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